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Andrea d'Agnolo detto Andrea del Sarto, Madonna con Bambino tra i santi Francesco d'Assisi e Giovanni Evangelista detto Madonna delle Arpie

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    #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Andrea d'Agnolo detto Andrea del Sarto, Madonna con Bambino tra i santi Francesco d'Assisi e Giovanni Evangelista detto Madonna delle Arpie (1517) Giorgio Vasari, che da giovane artista ebbe modo di frequentare la sua bottega, definì Andrea del Sarto “il pittore senza errori”. Il suo stile, fondato sullo studio delle opere di Michelangelo e Raffaello e caratterizzato da un notevole equilibrio compositivo e da un elevato controllo formale, ebbe grande influenza sui pittori fiorentini del Cinquecento tanto da essere ritenuto fondamentale per la genesi della “maniera”. Questo dipinto gli fu commissionato per le suore del monastero di San Francesco de’ Macci. Nel solido e rigoroso impianto compositivo egli coniuga in maniera eccezionalmente armoniosa lo schema piramidale tipico delle Madonne di Raffaello, con la monumentalità delle figure derivate da Michelangelo, ma addolcite dai delicati colori sfumati di ascendenza leonardiana.

Statua di Apollo Sauroctono alla Galleria degli Uffizi

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    #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Apollo Sauroctono La scultura, di cui si ignora la provenienza, è presente nella Galleria fin dal 1565 e raffigura il giovane dio Apollo, signore del canto e della musica, che si appoggia delicatamente a una lira, posizionata su di un supporto e in parte coperta da un mantello. Per tipologia e posizione, si può ritenere che l’opera qui presente sia in buona parte frutto di un pesante restauro cinquecentesco, effettuato a partire da frammenti originali (torso, bacino, cosce) di una replica romana del più famoso Apollo Sauroktonos di Prassitele, realizzato verso il 350 a.C. Il singolare soggetto, che raffigurava il dio nell’atto di uccidere una lucertola che sale su un tronco, aveva probabilmente un significato allusivo al ruolo di Apollo come protettore dal male. La strumento musicale del dio e il suo supporto, decorato da un grifone, sono stati dunque integrati in età moderna (1586), verosimilmente a opera del restauratore Giovanni Ca

Raffaello Sanzio, Autoritratto

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      #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Raffaello Sanzio, Autoritratto (1506) In questo dipinto è stato riconosciuto l’autoritratto di Raffaello Sanzio giovane anche sulla scorta del confronto con l’altro autoritratto del pittore visibile nell’affresco raffigurante la  Scuola d’Atene  nella stanza della Segnatura in Vaticano eseguito tra il 1509 e il 1511 su incarico di Papa Giulio II. Nonostante siano realizzati con tecniche diverse, in entrambi i ritratti l’artista si rappresenta con identiche fisionomia ed espressione, la pettinatura e il taglio dei capelli sono quelli tipici del paggio di corte del Rinascimento e il cappello scuro, della foggia poi detta “raffaella”, è quello usato in genere dai pittori così come la veste scura da cui spunta appena la camicia bianca: è la semplice tenuta da lavoro, volutamente allusiva al suo mestiere, che in questo modo egli orgogliosamente dichiara. Gli occhi scuri e i lineamenti aggraziati sono una conferma del giudizio entusiastic

RAFFAELLO SANZIO, MADONNA DEL CARDELLINO

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L'Arte di fotografare l'Arte © Photo by Massimo Gaudio Madonna col Bambino e san Giovannino detta "Madonna del Cardellino" (1506 ca.) La tavola è stata dipinta durante il soggiorno di Raffaello a Firenze (1504-1508), dove poté studiare i grandi maestri fiorentini e dove lavorò per alcune grandi famiglie di mercanti. Nella biografia del pittore Giorgio Vasari riferisce che questo dipinto gli fu commissionato per le nozze di Lorenzo Nasi con Sandra di Matteo Canigiani, celebrate il 23 febbraio 1506. Quando nel 1547 casa Nasi fu travolta da uno smottamento della collina, la tavola si schiantò in diciassette frammenti, raccolti e affidati probabilmente a Michele di Ridolfo del Ghirlandaio per il restauro. La sua storia successiva è ignota fino alla sua registrazione nella collezione del Cardinal Giovan Carlo de’ Medici nel 1646-47. Negli anni fiorentini Raffaello elaborò altre varianti sul tema del gruppo della Madonna col Bambino e San Giovannino, in cui riuscì a fondere

Sandro Botticelli, Annunciazione di Cestello

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L'Arte di fotografare l'Arte © Photo by Massimo Gaudio Sandro Botticelli, Annunciazione di Cestello (1489-90) La tavola fu commissionata nel 1489 a Sandro Botticelli dal cambiavalute fiorentino Benedetto di ser Francesco Guardi per la cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria Maddalena in borgo Pinti a Firenze. L’essenzialità dell’ambientazione, dove mancano quasi del tutto gli elementi di arredo, la sobrietà delle vesti dell’arcangelo Gabriele e della Vergine, caratterizzate da un ridotto uso di toni cromatici e di decorazioni, la gestualità accentuata e un po’ teatrale dei personaggi rispecchiano la ricerca di semplicità e il fervore religioso che si afferma negli anni della predicazione del frate domenicano Girolamo Savonarola. Sono presenti elementi consueti della simbologia mariana, come l’apertura nella parete che allude a Maria come porta del cielo e il giardino recintato visibile sullo sfondo, emblema della verginità della Madonna. Il dipinto ha conservato la cor

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Bacco

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    #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Bacco (1598 ca.) Il dipinto si inserisce nella serie giovanile delle mezze figure dipinte "in chiaro" che annovera opere come il "Fruttaiolo" della Galleria Borghese di Roma, il "Fanciullo morso dal ramarro" della Fondazione Longhi di Firenze , il "Canestro di frutta" della Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Caravaggio, protagonista a Roma nella prima decade del Seicento di una rivoluzione in pittura che invase l’Europa intera, ostenta in quest’opera una magistrale resa naturalistica del mondo vegetale. Sorprendente la resa del cesto di frutta e della coppa di vino offerto dal Dio , brani intesi da alcuni studiosi come invito oraziano alla vita frugale, alla convivialità e all'amicizia. La scultorea figura di Bacco, dall’espressione stordita dal vino è esemplata su modelli dell’arte classica, in particolare in ritratti di Antinoo, e appare intrisa di una s

Paolo di Dono detto PAOLO UCCELLO, Battaglia di San Romano

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L'Arte di fotografare l'Arte © Photo by Massimo Gaudio Paolo di Dono detto PAOLO UCCELLO, Battaglia di San Romano (1435-1440 c.) La tavola faceva parte di un ciclo di tre dipinti che celebrava la vittoria dei fiorentini sulle truppe senesi e sull’alleanza guidata dal duca di Milano nella battaglia di San Romano (Pisa) nel 1432. Niccolò da Tolentino, a capo dell’esercito fiorentino, è raffigurato mentre con l’asta colpisce e disarciona Bernardino della Carda, il condottiero alla guida delle truppe avversarie, mentre intorno infuria la battaglia. La direzione delle aste e delle balestre, leggermente inclinate in avanti quelle impugnate dai soldati fiorentini, lievemente arretrate quelle degli avversari, presagisce l’esito della battaglia. La tavola degli Uffizi è l’episodio centrale della sequenza narrativa, che iniziava con la raffigurazione di Niccolò da Tolentino alla guida delle truppe fiorentine nel dipinto oggi alla National Gallery di Londra e si chiudeva con l’attacco di

Sala Tribuna agli Uffizi

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   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Sala Tribuna La Tribuna venne realizzata fra il 1581 e il 1583 dall’architetto Bernardo Buontalenti per “tenere le più preziose gioie ed altre delizie onorate e belle che abbi il Granduca”, Francesco I de' Medici. Secondo la concezione del museo di allora, non doveva esporre solo opere d’arte come sculture e pitture, ma anche oggetti straordinari e curiosi, provenienti dal mondo naturale. Una WunderKammer (camera delle meraviglie) concepita come uno scrigno prezioso, condensato di conoscenze. La struttura, a pianta ottagonale, svetta dai tetti degli Uffizi e richiama esternamente, celebri edifici dell’antichità classica, come l’antica Torre dei Venti di Atene, e dell’età cristiana, come i Battisteri e le Basiliche. L’architettura della Tribuna è pervasa da riferimenti simbolici. La cupola, richiamo alla volta celeste, esternamente presenta una lanterna sormontata da una banderuola di ferro legata ad una lancetta che ne riproduce gl

Piero della Francesca, I duchi di Urbino Federico da Montefeltro e Battista Sforza

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  #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Piero della Francesca, Doppio ritratto dei Duchi di Urbino (1473-1475) Fra i più celebri ritratti del Rinascimento italiano, il dittico raffigura i signori di Urbino, Federico da Montefeltro (1422-1482) e sua moglie Battista Sforza (1446-1472). In accordo con la tradizione quattrocentesca, ispirata alla numismatica antica, le due figure sono rappresentate di profilo, taglio che garantiva una notevole verosimiglianza e precisione nella resa dei particolari, senza che trasparissero gli stati d’animo: i duchi di Urbino appaiono infatti immuni da turbamenti e emozioni. I coniugi sono affrontati e l’unità spaziale è suggerita dalla luce e dalla continuità del paesaggio collinare sullo sfondo – il paesaggio marchigiano su cui i Montefeltro regnavano. Spicca il contrasto cromatico fra l’incarnato abbronzato di Federico e quello chiarissimo di Battista Sforza, pallore che, oltre a rispettare le convenzioni estetiche in voga nel Rinascimento, po

VENERE di BOTTICELLI

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L'Arte di fotografare l'Arte © Photo by Massimo Gaudio Sandro Botticelli, Nascita di Venere (1482-85) Nota come “Nascita di Venere”, la composizione raffigura più precisamente l’approdo sull’isola di Cipro della dea dell’amore e della bellezza, nata dalla spuma del mare e sospinta dai venti Zefiro e, forse, Aura. La dea è in piedi sopra la valva di una conchiglia, pura e perfetta come una perla. L’accoglie una giovane donna, identificata talvolta con una delle Grazie oppure con l’Ora della primavera, che le porge un manto cosparso di fiori; alla stagione primaverile rimandano anche le rose portate dai venti. Il tema del dipinto, che celebra Venere come simbolo di amore e bellezza, fu forse suggerito dal poeta Agnolo Poliziano. E’ molto probabile che il committente dell’opera sia da ricercarsi all’interno della casata dei Medici, sebbene non si abbiano notizie del dipinto prima del 1550, quando Giorgio Vasari lo descrive nella villa medicea di Castello, proprietà del ramo cadett

NOLI ME TANGERE DI ANDREA DEL SARTO

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Andrea del Sarto, Noli me tangere (1510) - Galleria degli Uffizi - Firenze Noli me tangere , letteralmente significa non mi toccare .  Si tratta di una frase attribuita a Gesù quando  si rivolge così a Maria Maddalena subito dopo la risurrezione.  L'artista esegui questa opera per la chiesa di San Gallo a Firenze e molto probabilmente valse la commissione di  altre due opere sempre per convento agostiniano: L'Annunciazione e la Trinità .  Dopo la demolizione della chiesa nel 1531, la tavola, insieme ad altri importanti opere, fu trasferita nella chiesa di S. Jacopo tra i Fossi, e collocata nella cappella Morelli.  La pala rimase nella cappella fino al 1849, per poi arrivare nelle residenze dei Morelli fino al 1875, quando entro' agli Uffizi. Autore:         Andrea del Sarto (Firenze 1486 - 1530) Titolo: Noli me tangere Supporto: Olio su tavola Anno: 1510 Misure (cm.):

FILIPPO LIPPI, EPISODI DELLA VITA DI MARIA

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Buongiorno Amici Fra Filippo di Tommaso Lippi, più comunemente conosciuto come Filippo Lippi (Firenze 1406 - Spoleto 1469) , è stato un pittore italiano attivo nel XV secolo. Non ebbe un'infanzia tranquilla perché sua madre morì di parto, così lui e suo fratello dopo alcuni anni passati presso i suoi parenti, furono affidati al convento dei frati carmelitani in Oltrarno, dove dopo alcuni anni prese i voti. Un giorno vide il Masaccio dipingere la cappella Brancacci nella chiesa di San ta Maria del Carmine. Rimase affascinato da tanta bellezza che fu per lui uno stimolo verso la pittura. Dopo aver trascorso i suoi anni artistici tra la Toscana ed il Veneto, durante il suo soggiorno a Prato, divenne cappellano del convento di Santa Margherita. Mentre si dedicava ad alcuni lavori riguardanti la madonna, si innamorò di una suora di nome Lucrezia Buti che posò per lui. I due si innamorarono e dalla loro relazione nacque un figl

Cupido dormiente

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Anonimo, Cupido dormiente - Galleria degli Uffizi - Firenze Autore: Anonimo Titolo: Cupido dormiente Datazione: - Supporto : Marmo nero Misure (cm): - Si trova: Galleria degli Uffizi Luogo: Firenze Note: Copia romana da originale ellenistico