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Jacopo Robusti detto TINTORETTO, Giuditta e Oloferne

   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Jacopo Robusti detto TINTORETTO e bottega, Giuditta e Oloferne (1577-1578) olio su tela - Museo Nazionale del Prado, Madrid Proveniente dal Museo Nazionale del Prado di Madrid, in questi giorni si trova presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini e vi rimarrà fino al 27 marzo 2022 nell'ambito della mostra Caravaggio e Artemisia: La sfida di Giuditta .  Realizzato dal Tintoretto e dalla sua bottega, si caratterizza per la scelta di una composizione ampia, che permette l'inserimento di un gran numero di tettagli. La scena della storia biblica non si è ancora conlusa: l'elegante Giuditta compie il gesto di nascondere con una coperta il corpo di Oloferne ormai senza vita, mentre la sua ancella non ha ancora terminato di mettere la testa del condottiero Assiro all'interno della bisaccia. Tintoretto inserisce all'interno del dipinto molti particolari con l'intento di coinvolgere l'osservato

Anfora di tipo Panatenaico

Photo by Massimo Gaudio
Anfora di tipo Panatenaico (530-510 a.C.) Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia - Roma
L’anfora proviene dalla Tomba del Guerriero di Vulci, appartenuta a un personaggio di alto rango, vissuto nella seconda metà del VI secolo a.C. e sepolto con un ricco corredo che comprendeva armi da offesa e difesa, un carro e pregiato vasellame in bronzo e ceramica.
Su un lato dell’anfora, fra due colonne che sorreggono dei galli, la dea Atena avanza verso sinistra brandendo una lancia. Il Iato opposto mostra due pugili in combattimento, alla presenza di un compagno e del giudice di gara, il quale è ammantato e impugna un’asta. Gli atleti hanno una folta barba, sembrano aver superato la prima giovinezza e indossano delle protezioni sulle mani. Il vaso, attribuito al Pittore di Antimenes, è chiaramente ispirato alle anfore panatenaiche ma ha una forma leggermente diversa (il collo è più largo e il piede meno affusolato), dimensioni minori ed è privo dell’iscrizione «ton Athenethen athlon» ([premio] delle gare ad Atene). Le anfore panatenaiche costituivano il premio ufficiale per le competizioni artistiche e sportive delle Grandi Panatenee di Atene (organizzate ogni quattro anni a luglio, durante la festa dedicata ad Atena, patrona della città) e contenevano olio ricavato da ulivi sacri. I possessori delle anfore di “tipo” panatenaico vedevano nei loro vasi un riferimento diretto ai prestigiosi trofei ateniesi e li consideravano un simbolo di rango e distinzione sociale. (testo tratto dal sito ETRU)
Titolo: Anfora di tipo Panatenaico
Supporto: Ceramica
Anno: 530 - 510 a.C.
Misure (cm.): 57
Posizione: Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia
Località: Roma

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