Guido Reni e San Michele Arcangelo

Uno Sguardo alle Opere d'Arte citate nel Romanzo/Noir "Rosso Barocco" di Max e Francesco Morini. 

A cura di Manuela Moschin

In questo articolo vi parlo di uno straordinario romanzo/noir dalla trama elettrizzante e trascinante. Una scritta misteriosa, che compare nella cripta di San Carlino alle Quattro Fontane, costituisce l'inizio di un'intrigante storia ambientata a Roma dove vede protagonisti due grandi geni del passato: Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. 
Dalla rivalità dei due artisti ne esce un giallo poliziesco molto coinvolgente che guida il lettore negli angoli più suggestivi della città, dove antichi segreti si concatenano a fatti accaduti nell'epoca attuale. Max Francesco Morini, autori anche di "Nero Caravaggio", rendono ancora una volta la storia dell'arte protagonista assoluta. Il libro è ricchissimo di pillole di cultura che affascinano in ogni pagina.
Gli autori non si limitano soltanto a citare aneddoti o fatti storici che si sono verificati nella Roma del '600, ma li descrivono in modo approfondito soddisfacendo le curiosità del lettore.
I protagonisti si trovano coinvolti in allettanti vicende, accadute in talune chiese e cripte, dove le opere d'arte fanno da sfondo diventando a sua volta parte del racconto.
La lettura è molto fluida e veloce con momenti di suspence e colpi di scena.
Si rimane talmente incuriositi e attratti dallo svolgersi degli avvenimenti che si giunge al termine del racconto senza rendersene conto. I dialoghi tra i personaggi, tra l'altro ben caratterizzati, sono accompagnati da battute ironiche che rendono il romanzo un perfetto humour per una lettura spensierata. Il passato e il presente si fondono creando una continuità apparentemente reale.
Lo stile descrittivo è caratterizzato dall'uso dell'Io narrante interpretato da Fango, l'assistente che collabora assieme a Misericordia durante le indagini, una modalità solitamente utilizzata nei classici gialli polizieschi.
Il dipinto "San Michele Arcangelo" (Fig.1-3) di Guido Reni è citato anch'esso nel racconto. A tal proposito ho dedicato l'articolo a questo grande artista considerato un illustre esponente del classicismo. 
Complimenti Max e Francesco sono rimasta veramente affascinata dal vostro libro che consiglio vivamente!

Guido Reni (Bologna 1575-1642) "San Michele Arcangelo" 1635 - olio su seta, cm. 293x202, Santa Maria della Concezione conosciuta come la "Chiesa dei Cappuccini" - Roma (Fig.1-3)

Guido Reni "San Michele Arcangelo" 1635 olio su seta, cm. 293x202 Chiesa dei Cappuccini Santa Maria della Concezione Roma (Fig.1-3)


Raccontano gli autori Morini:
Feci uno sforzo di lucidità e di memoria:"Be', nella prima cappella a destra innanzitutto l'arcangelo Michele di Guido Reni che schiaccia la testa al diavolo...". 
"Che però non è un diavolo qualsiasi...". "Certo, è Giovanni Battista Pamphilj, il futuro Innocenzo X". "Ovvero la famiglia rivale dei...". "...Barberini!". "Ecco la Terza B! Cosimato ci ha detto che Silvia e il biondo si sono fermati lì, nella prima cappella a destra; poi lui l'ha portata sotto l'altare dove c'è la tomba di Antonio Barberini". 
"Ah, non me lo ricordavo...E chi era?" "Il fratello di Urbano VIII, frate cappuccino e poi cardinale, in onore del quale il papa fece costruire la chiesa".
Ai tempi in cui visse Guido Reni ci furono due importanti famiglie nobili che si contesero il potere: Pamphilj e i Barberini. 
Per un insieme di circostanze accadde un episodio curioso che coinvolse anche l'artista:
il cardinale di Sant' Onofrio Antonio Barberini, fratello del papa Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1568-1644), commissionò a Reni il dipinto "San Michele Arcangelo" (Fig.1-3), da collocare nella prima cappella a destra della chiesa di Santa Maria della Concezione, anch'essa edificata dal Barberini nel 1624.
Fino a questo punto non c'è nulla di inconsueto. Il cardinale chiese semplicemente al pittore di ritrarre un angelo che fosse di una bellezza celestiale. Il Reni, però, non si limitò unicamente a soddisfare la sua richiesta. L'artista, infatti, a causa di un torto subito da parte del cardinale Giovanni Battista Pamphilj (futuro papa Innocenzo X), approfittò della situazione per vendicarsi nei suoi confronti.  Pare che il Pamphilj, in qualche occasione, abbia diffamato l'artista parlando di lui in modo offensivo. Il Reni, uomo dal carattere bizzarro e astioso, ebbe un'idea piuttosto malefica. Egli ritrasse un giovane arcangelo, con tratti quasi femminili, che sta impugnando una spada e calpestando la testa del demonio (Fig.1-3)La particolarità è relativa al volto del diavolo, in quanto, risultò possedere le sembianze del futuro papa Innocenzo X.

In un ritratto di Diego Velázquez raffigurante il papa Innocenzo X (Fig.2) si possono riconoscere le affinità fisionomiche con il personaggio raffigurato dal Reni. Si può notare che, il viso schiacciato dall'arcangelo Michele è molto simile a quello di Giovanni Battista Pamphilj dipinto da Velázquez.
Diego Velázquez "Papa Innocenzo X" 1650 olio su tela cm.140x120 Gallera Doria Pamphilj Roma (Fig.2) 
 Dettaglio - Guido Reni "San Michele Arcangelo" 1635 olio su seta, cm. 293x202 Chiesa dei Cappuccini Santa Maria della Concezione Roma (Fig.1-3)

Quando il nobile si rese conto della somiglianza con il diavolo, il Reni si difese dicendo:
"L'angelo io non potevo vederlo e dovetti dipingerlo secondo la mia fantasia. Il demone invece l'ho incontrato parecchie volte, l'ho guardato attentamente e ho fissato i suoi tratti proprio come li ho visti".
Inoltre, in una lettera che accompagnava il dipinto "San Michele Arcangelo", il pittore scrisse:
 "Vorrei aver avuto pennello angelico e forme di paradiso, per formar l'arcangelo e vederlo in cielo, ma io non ho potuto salir tant'alto, ed in vano l'ho ricercato in terra, sicchè ho riguardato in quella forma che nell'idea mi sono stabilita". 
A parte questo singolare aneddoto, la peculiarità del dipinto deriva dal gioco dei colori: luminosi e vivaci nell'arcangelo,  cupi e terrosi nel muscoloso demonio.
Inoltre, è incantevole ammirare il modo in cui la maestosa figura dell'arcangelo appare con le vesti fluttuanti e il volto aggraziato. La bellezza ideale incarnata nell'angelo simboleggiante il bene, si scontra con le atroci malvagità del demonio, calpestato e sconfitto che impersona il male minaccioso sull'uomo e dal quale egli desidera liberarsi. E' veramente stupendo addentrarsi nell'irresistibile fascino della pittura di Guido Reni che si manifesta nella grazia dei movimenti, nella luminosità dei colori, nell'equilibrio della composizione e nel mito del divino. Nei due dipinti, osservabili nelle figure n.6 e n.7 raffiguranti il Cristo, è toccante ammirare la forza espressiva del dolore accompagnata da una serena rassegnazione. Nell'opera "San Gerolamo e l'angelo" (Fig.8) è evidente tra le due figure il gioco degli sguardi molto intensi e comunicativi.
Lo storico dell'arte Roberto Longhi (1890-1970) si espresse così nei confronti dell'artista:
"un anelito a estasiarsi, dove il corpo non è che un ricordo mormorato, un'impronta; un movente quasi buddistico, che bene s'accorda con l'esperienza tentata da Guido di dipinger sulla seta, a somiglianza, appunto, degli orientali".

Iconografia cristiana

Secondo l'iconografia cristiana, l'immagine di Michele arcangelo deriva dai passi dell'Apocalisse, ovverosia, dall'ultimo libro del Nuovo Testamento. Il Santo è solitamente rappresentato alato, in armatura con la spada o una lancia, allo scopo di sconfiggere il diavolo. Il nome Michele significa "chi è come Dio", egli infatti è conosciuto come difensore della fede in Dio contro il male di Satana.  
Guido Reni "Autoritratto" 1602-1603 ca. Galleria di Palazzo Barberini (Fig.4)

Guido Reni (Bologna, 1575-1642) (Fig.4) uomo molto affascinante e amante del gioco d'azzardo, fu uno dei massimi esponenti del classicismo. Fin da bambino assisteva ai concerti del padre musicista, il quale, desiderava che il figlio seguisse la sua stessa carriera. A soli nove anni conobbe il pittore fiammingo Denijs Calvaert (1540-1619) che, scoprendo le sue attitudini artistiche, lo accolse nella sua scuola dicendo:
“E così Guido nell’accademia della musica trovò la scuola della pittura, dandoci a conoscere che quando ci spinge il cielo, anco per contrario sentiero corriamo alla meta”.
Alla morte del padre, Reni frequentò a Bologna l'Accademia degli Incamminati, una delle prime accademie d'arte italiane fondata nel 1580 ca. da Agostino, Annibale e Ludovico Carracci (Fig.5). 
Lo scrittore d'arte francese André Félibien (1619-1695) nel 1666 scrisse:
"Di tutti gli allievi dei Carracci è stato il più felice e ancor oggi si trova un'infinità di persone che prediligono le sue opere al punto da preferire la delicatezza e la grazia che manifestano alla grandezza e alle forti espressioni di altre"
Nel 1600 ca. il pittore fu a Roma, dove ebbe modo di studiare le opere di Annibale Carracci e del Caravaggio. 
Egli amava ricercare la bellezza ideale imitando la realtà ma, contrariamente a Caravaggio che riproduceva anche quella nuda e cruda, egli ritraeva ciò che la natura offriva di più bello. L'artista fu nominato dai suoi contemporanei come "Il nuovo Raffaello". 
Scuola bolognese, Annibale, Ludovico e Agostino Carracci XVII secolo cm. 25x32 - Collezione privata (Fig.5)


Guido Reni "Testa di Cristo coronato di spine" 1630 ca. Detroit Institute of Arts Detroit (Michigan) - Stati Uniti d'America (Fig.6)


Guido Reni "Crocifisso" (1637-1638) pittura ad olio su tela, Basilica di San Lorenzo in Lucina - Presbiterio altare maggiore, Roma (Fig.7)
Guido Reni "San Gerolamo e l'angelo" 1634-1635 olio su tela, cm.278-238 Vienna Kunsthistorisches Museum (Fig.8)

Guido Reni "Ritratto della madre" (1615-1620)  Pinacoteca Nazionale di Bologna (Fig.9)

Termino l'articolo con un pensiero di Guido Reni nel quale esprime il suo concetto di arte e ispirazione:
”L’ispirazione – diceva - non esiste: l’arte, per me, è stato un continuo disegnare… migliaia e migliaia di mani, piedi, nasi, bocche, occhi, dipinti sempre, continuamente ovunque, per imparare…”
Grazie e arrivederci in arte. 
Manuela
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